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Servirà un Presidio per difendere lo Scotch Whisky? /4

Scritto da Claudio Riva il 30/11/2009

Sabato sono stato a Gerola Alta per il convegno dedicato al futuro del Bitto storico delle Valli del Bitto. Mentre in Valtellina le istituzioni sembrano aver preso la difesa di chi vuole distruggere le tradizioni, dalla Scozia arriva una notizia positiva.


In tutta Europa sempre più associazioni di produttori stanno mettendo in dubbio l'utilità delle D.O.P., le denominazione di origine protetta. Dopo decenni di apparente convivenza civile tra chi desiderava conservare la tradizione delle tecniche produttive e l'industria che voleva impossessarsi della D.O.P. solo per fare profitto, oggi il clima è assai più caldo. Ed è facile intuire come le lobby, che controllano la Commissione Europea, stiano rendendo la vita impossibile ai piccoli e testardi produttori tradizionalisti.


Dove è finito il nome Bitto?
Il Bitto è stato tradizionalmente prodotto in Val Gerola, dove appunto scorre l'omonimo fiume Bitto. Che senso ha estendere la zona di produzione del Bitto a tutta la Valtellina (dalla Valle Spluga a Livigno)? Che senso ha proporre l'introduzione dei mangimi in alpeggio, quando si sa che è proprio l'alimentazione delle bestie a fare la differenza? Che senso ha utilizzare gli starter per facilitare la produzione del formaggio Bitto, formaggio che notoriamente subisce una naturale selezione naturale e può produrre forme maturate anche 10 anni? Che senso ha che il presidente della Camera di Commercio di Sondrio dica che tutto ciò è legale perchè il disciplinare del Bitto è stato fatto male e di fretta, liquidando in pochi minuti secoli di tradizione? Che senso ha che ai produttori della Val Gerola, dove è nato questo formaggio, venga impedito l'uso del nome Bitto?

Tutto ciò è davvero difficile da comprendere; probabilmente deve essere lo stesso pensiero fatto da qualche testardo Scozzese alla scoperta che autobotti piene di Scotch Whisky a gradazione piena partivano con direzione Francia, dove venivano allungate con acqua Francese per essere imbottigliate alla gradazione del 40%. A che pro? Un risparmio di qualche centesimo, diciamo pure di 1€, a bottiglia può valere l'accettazione di questo compromesso e la perdita di centinaia di posti di lavoro in Scozia? E tutto ciò solo perchè nel disciplinare non era stata previsto, cosa che allora si considerava ovvia, che l'imbottigliamente dovesse essere fatto su suolo Scozzese?

Chi desidera approfondire i contenuti dell'incontro di Gerola Alta, dia un occhio all'ennesimo ottimo articolo del Prof.Corti pubblicato su www.ruralpini.it.

Ma dalla Scozia arriva finalmente un primo messaggio positivo. Gli stessi politici che solo pochi mesi fa concedevano sovvenzioni a fiume alle grandi multinazionali del beverage per la creazione di distillerie sempre più grandi e che da Giugno si sono trovati a fare il conto con la chiusura di tanti piccoli impianti (con un bilancio assai negativo sull'occupazione), oggi hanno finalmente fatto il primo passo indietro.

E' di qualche giorno fa (23/11/2009) la pubblicazione del nuovo regolamento per la definizione e la produzione dello Scotch Whisky. Osservo come in oltre 250 anni di Storia dello Scotch non sia mai stato necessario scriverne il disciplinare e che oggi - invece - leggi, interpretazioni ed integrazioni si avvicendano ad una velocità sempre più elevata.

Il nuovo regolamento dello Scotch Whisky (2009/2890) rappresenta una dichiarazione definitiva sulla definizione dello Scotch Whisky, di seguito trovate un link alla legge completa. Le principali disposizioni di questa nuova legge sono:

  • Per la prima volta sono ammesse solo le seguenti 5 categorie: Single Malt Scotch Whisky, Single Grain Scotch Whisky, Blended Malt Scotch Whisky e Blended Grain Scotch.
  • Queste categorie devono essere riportate in modo chiaro e ben evidente su tutte le etichette.
  • Si richiede che il Single Malt Scotch Whisky possa essere imbottigliato esclusivamente in Scozia. Dal 23/11/2009 (data di pubblicazione della Legge) al 22/11/2012 viene impedito lo spostamento del Single Malt Scotch Whisky dalla Scozia verso altre Nazioni in botti o contenitori di legno (quindi si potrà ancora spostarlo in autobotte). Dal 23/11/2012 non sarà più possibile esportare il Single Malt Scotch Whisky se non in bottiglia già etichettata per la vendita.
  • Nuove regole per prevenire l'etichettatura ingannevole e la commercializzazione ingannevole.
  • Il divieto di usare il termine "Pure Malt" che tanta confusione ha generato in passato.
  • Il divieto di usare il nome di una distilleria come marchio su qualsiasi Scotch Whisky che non sia stato interamente distillato nella distilleria con quel nome.
  • Tutela delle cinque regioni tradizionali di produzione dello Scotch Whisky: Highland, Lowland, Speyside, Islay e Campbeltown.
  • E' richiesto che lo Scotch Whisky venga interamente maturato in Scozia.
  • Vengono stabilite regole chiare per l'uso della dichiarazione di età sulle confezioni.
  • L'Agenzia Reale delle Entrate e delle Dogane (HM Revenue & Customs), viene designata come l'autorità di controllo per lo Scotch Whisky.

Intendiamoci, molte di queste regole erano già in uso, più o meno definite bene, per cui non si può parlare di rivoluzione. Ma è importante notare come, in modo finalmente chiaro, le nuove regole siano dichiaratamente più restrittive rispetto al passato. Sono regole che privilegiano la tradizione, anziché l'industria. E' una importante battaglia vinta, e ci sono volute solo 24 pagine.

Per esempio, si sarebbe potuto lasciare questa libertà ai Blended ma richiedere che i Single Malt fossero prodotti obbligatoriamente con acqua ed orzo Scozzesi, o quantomeno Britannici, ma per questo ci vorrà ancora tempo.

Ed è interessante notare come la SWA (la Scotch Whisky Association) - l'associazione delle distillerie di Scotch dominata dalle multinazionali e finita in una posizione di stallo - abbia avuto una posizione non determinante nella stesura di queste regole, contrariamente a quanto avvenuto in passato, quando aveva carta bianca. Il regolamente è arrivato in Parlamento proposto dalla SWA, ma non completo, ed è stato compito della politica trovare un buon punto di equilibrio.

Cosa è successo in Scozia che non si sta verificando in Valtellina? Semplificando, la perdita di centinaia di posti di lavoro ha portato la popolazione Scozzese a far sentire la propria voce ed ha costretto i politici ad intervenire direttamente laddove l'associazione dei produttori non era riuscita a mettere tutti d'accordo. Tutto questo è stato sicuramente agevolato dal grande senso di comunità posseduto da ogni Scozzese.


Ok, il prezzo è giusto?
Un ultimo pensierino. Ieri sono andato ad Abbiategusto, la rassegna enogastronomica di Abbiategrasso. Vi ho trovato lo stand della Latteria di Delebio, importante esponente del Consorzio del Bitto ed oppositore dell'Associazione Produttori del Bitto Storico di Gerola Alta. Insomma sono quelli che fanno i volantini che spiegano cosa è il Bitto, senza neanche riportarvi la Val Gerola... Bene, avevano il Bitto in vendita a 23€ / Kg (che mi immagino si riduca a 18/20€ per acquisti diretti in latteria), praticamente lo stesso prezzo di listino di altri formaggi ben meno nobili venduti a pochi metri di distanza. Chi sa di cosa sto parlando, capisce che questo non è fisicamente possibile. Perchè trasformare il Bitto, un formaggio che tutto il mondo ci invidia, l'unico che possa maturare per 5 o 10 anni, in un prodotto da supermercato? Ci sono così tanti formaggi, altrettanto validi, che possono prendere questo posto.

Notizia last minute: da un magazzino di un grossista nel Lecchese sono state rubate 400 forme di Bitto. E' un chiaro furto su commissione che contribuirà a creare ulteriore confusione ed un probabile ulteriore calo dei prezzi. Ma qualcuno ha detto ai ladri che quel Bitto che hanno rubato non luccica più di oro come una volta?

Leggi il nuovo regolamento dello Scotch Whisky (Inglese, PDF, 120Kb).

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